Superare davvero la disabilità, una sfida sociale nelle mani di pochi

HANAMI ripalimosani

E’ un mestiere da brivido il mio. Ti fa passare dallo scoraggiamento alla fiducia, dalle lacrime di tristezza a quelle della gioia che non si può trattenere, dal rumore della sofferenza al frastuono della festa interiore. Questi sono i brividi che vive ogni giorno chi ha a che fare con bambini autistici. Con la disabilità.

E quando a tutto questo si aggiunge lo stupore, allora il mondo si illumina. E come un doping ad effetto istantaneo ti senti spinto ancora di più in quella che tu consideri la tua missione interiore. Perché la sfida non è con la patologia, non è con le persone. E’ con te stessa.

Più stringi i denti, più i risultati ti portano ad ammirare di quanto è capace la mente umana. Anche quella apparentemente più lontana dalla cosiddetta normalità. E il sorriso dei tuoi bambini, quello dei loro genitori, è un bollo indelebile sull’anima“.

Ho parlato a lungo con Valentina Primiani, terapeuta nel suo centro, Hanami. E queste sono le parole non dette, ma che mi hanno portata ad interpretare i suoi sentimenti, il suo modo di essere nei confronti del suo delicato mestiere.

L’ho incontrata più volte. Prima per caso, sul posto di lavoro precedente. Poi volutamente quando ha aperto il suo centro nel mio paese. Lei è una ragazza giovane piena di progetti e io, che mi occupo di diritti dei bambini da sempre, non potevo non incuriosirmi. Non potevo non approfondire l’argomento. Anche perché sono orgogliosa di poter annoverare come Ripese (abitante di Ripalimosani, Campobasso, Molise…) un centro che opera per restituire a tanti bimbi e alle loro famiglie un po’ di serenità e dei sorrisi sinceri.

Nel mio comune abbiamo eccellenze nella piccola industria, nell’artigianato di oggi e di ieri (Ripalimosani è il paese dei funai), in agricoltura. Ma per me la ricchezza di un territorio è data anche dalle aziende sociali, quelle in cui una parte dei ricavi è consapevolmente priva di peso monetario. Quelle con cui non diventi ricco (di denaro) se lavori seriamente.

Io continuo ad essere orgogliosa di queste imprese, le guardo sempre con enorme rispetto. Molti le definiscono imprese a perdere per la collettività, ma non è così. Restituire una vita normale e dignitosa a persone che altrimenti sarebbero state ai margini significa far risparmiare alla società intera risorse non indifferenti. Significa far crescere nuove generazioni mature e consapevoli del fatto che ogni uomo che resta indietro è una perdita per tutti.

E poi vuol dire formare una classe dirigente più capace, più aperta e quindi più lungimirante. Perché se non si guarda al futuro si muore. E se si guarda al futuro bisogna farlo tutti, con tutti e per tutti. Altrimenti meglio tenere lo sguardo basso.