Assistente sociale tra vocazione, formazione e atteggiamento positivo

diventare-assistente-sociale

L’assistente sociale è una professione che rapisce, affascina soprattutto per il forte impatto umano che offre nel percorso professionale. Emozioni che vanno gestite e affrontate con la giusta preparazione. Guai però avvicinarsi al settore del sociale senza la giusta preparazione e anche senza una spiccata attitudine. Sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze sul singolo e sulla collettività di errori fatti raccontati dalle cronache. E chissà quanti di questi errori sono rimasti sommersi tra i meandri delle carte, dei colloqui e delle decisioni istituzionali. Di questa professione così strategica e delicata continuiamo a parlare con Daniele Aquasana, che oggi svolge in Abruzzo questo mestiere e lo vive con estrema passione.

Intanto ricordiamo come si diventa assistenti sociali. Qual è il percorso formativo?

assistente socialeInnanzitutto secondo me chi vuole intraprendere questa professione deve metabolizzare la consapevolezza che si hanno responsabilità da cui può dipendere il destino del singolo o di un gruppo. Quindi la scelta non va fatta a cuor leggero. Assistenti Sociali si diventa attraverso il titolo di Laurea in Servizio Sociale, seguita dall’abilitazione professionale. Terminata la fase di studio formativa, con la relativa abilitazione è possibile trovare occupazione presso enti pubblici o privati. A seconda del titolo triennale o specialistico si avrà anche la possibilità di assumere ruoli direttivi nel campo dei servizi sociali o interventi in tali servizi.

Formazione e vocazione, binomio imprescindibile?

La vocazione è alla base. Poi ci sono sicuramente delle attitudini e delle preferenze che vengono fuori durante il percorso di studio e anche attraverso il tirocinio che bisogna svolgere. L’importante è acquisire, apprendere le competenze nell’arco dello studio e della formazione. L’attitudine in un determinato contesto sociale consolida sicuramente il nostro modo di essere. Ci vuole anche tanta empatia e soprattutto un atteggiamento positivo. Per quanto riguarda la mia esperienza professionale il valore aggiunto che caratterizza la nostra professione è il lavoro di squadra, che credo sia una vera e propria peculiarità oltre che umana anche professionale. Motivazione e tenacia a proseguire i propri obiettivi, aggiungerei anche un attenzione ai dettagli nel problem solving, alla flessibilità, alla competenza organizzativa, ossia anche alla capacità di coordinare le attività progettuali.

Agli assistenti sociali il lavoro non manca mai. I fondi pubblici non permettono in genere organici sufficienti e i team sul territorio sono spesso inferiori alle necessità. C’è oggi una società più fragile di quella di prima?

daniele acquasana5
Dott. Daniele Acquasana

Io credo di sì. Credo che oggi nelle nostre comunità regni un livello elevato di incertezza. Che determina un’alta percentuale di vulnerabilità nelle persone, le quali quindi sempre più spesso tendono ad affidarsi a qualcuno. C’è tanta gente fragile che ha bisogno di aiuto e sostegno, molta di più di quel che si possa pensare. Qui entra in gioco la figura del facilitatore sociale, ruolo che ci appartiene. E che comporta il fidarsi e l’affidarsi, vera peculiarità del nostro lavoro sociale. Lo smarrimento e i problemi della vita comune vanno secondo me costruiti in spazi di relazione, di comunicazione, attraverso una nuova spinta, un nuovo stile di vita, una nuova fiducia verso la propria vita e quella degli altri. Questa è la mia personale lettura del sociale e del ruolo che figure come la mia devo ricoprire all’interno della collettività.