Dal Molise al trionfo di Cannes: la parabola “Fortunata” di Castellitto. La recensione

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Cast di Fortunata

di Giuseppe Piacente (Copy-Isteria)

Trionfo per uno dei due film italiani presenti a Cannes: Fortunata di Sergio Castellitto, scritto da sua moglie Margaret Mazzantini e presentato nella sezione Un Certain Regard.

Nella borgata romana, una giovane parrucchiera divorziata sbarca il lunario rimbalzando da una casa all’altra delle sue amiche così da garantire un presente dignitoso a sé stessa e a sua figlia Barbara di otto anni. Le loro vite, già scombussolate dalla presenza di un ex marito violento, verranno definitivamente sconvolte dalla comparsa di Patrizio, lo psicologo della bimba.

Se la spagnola Penelope Cruz fu Italia in Non ti Muovere (2004), film per altro parzialmente girato in Molise, adesso Jasmine Trinca è Fortunata; più che un nome vero e proprio, una volta di più Sergio Castellitto sceglie una provocazione, un simbolo enorme, così come enorme è il suo amore per le “borgatare”, eroine silenziose e senza tempo, patrimonio della nostra storia e del nostro cinema. Fortunata è una di loro: materna, piena di difetti, carnale, vessata dalla vita, umiliata dagli uomini eppure miracolosamente viva, combattiva e sorridente.

Per scansare il proprio personale abisso di paure e precarietà, Fortunata vive di corse contro il tempo e sogna di aprire un salone di bellezza insieme all’amico fraterno Chicano, tatuatore tossico e bipolare. Si capisce subito che la lotta quotidiana delle donne è il fulcro di tutta la faccenda in questo microcosmo chiuso e asfittico, dove i soldi sono come l’ossigeno e le persone hanno imparato a vivere quasi in assenza di esso (la metafora dei pesci ricorre spesso). La telecamera del regista originario di Campobasso, unita alla performance di una manciata di attori straordinari restituisce tanta autenticità specie nella prima mezz’ora, quando la protagonista viene seguita nelle sue corse quotidiane e l’inquadratura prima arranca di proposito e poi indugia sul suo corpo che trasuda bellezza nonostante l’aspetto sciatto e appiccicoso, colpa dell’afa romana.

D’un tratto però nella vita della donna piomba lo psicologo di sua figlia, interpretato da Stefano Accorsi, unica figura borghese di tutto il film e questa umanità tossica e ai margini che nei suoi momenti migliori ricorda il cinema di Claudio Caligari, improvvisamente vacilla. Non è la prima volta che il cinema si interroga su quanto e come le colpe dei genitori ricadano sui figli, ma stavolta non si capisce bene dove il tutto voglia andare a parare e così idee che sembravano buone e originali confluiscono in qualcosa di criptico, oltre che già visto. Esasperazione forzata, melò e qualche personaggio scritto peggio degli altri spezzano un filo sottile e raffinatissimo. Nonostante ciò, però, Fortunata è comunque una pellicola che vale la pena vedere non tanto per la prima vibrante frazione, quanto per la qualità della regia e per la bravura degli interpreti, perfettamente calati nella parte, con la piccola Nicole Centanni che tiene testa ad attori più navigati e Alessandro Borghi bravissimo nonostante il ruolo inedito.