Vincenzo Di Sabato e un mondo migliore all’ombra delle chiome

La Festa dell'Albero celebrata con l'eleganza letteraria di Vincenzo Di Sabato, di Guardialfiera, cultore di storia e tradizioni, instancabile promotore della identità molisana

Irene La China - Photographer

L’albero irrompe dal profondo con il suo fusto a dar continuità all’esistenza universale. Le sue foglie spingono le poesie che la terra scrive verso il cielo  ma anche l’alfabeto con il quale Dio traccia, in verde brillante, i suoi pensieri sereni per la Terra. Sono vere antenne energetiche; son fortezze ecologiche, climatiche, produttive, protettive, estetiche. Sono opere d’arti.

Ma la “Festa dell’Albero” quest’anno è funestata dai cataclismi inarrestabili, dai mutamenti climatici, dal disastro dell’ecosistema che la scelleratezza umana e la speculazione dei forti ha praticato, con la lucidità dei perversi, da oltre mezzo secolo.

Cosicché l’albero non ce l’ha fatta più. E, a fine ottobre la strage! Smisurati spazi di boschi abbattuti: un immane cimitero del nostro patrimonio naturale. Una ferita che resterà aperta per cento anni, tanto ci vorrà per redimere e per rivedere i nostri luoghi, così com’erano fino ad un mese addietro.

Sgomento per la mappa del flagello che ha aggredito l’Italia. Devastazioni che mettono in crisi persistente l’economia di collina e di montagna, anche nel Molise, e che ci ruba la bellezza di panorami antichi curati e rispettati. Maestosi alberi a Roma atterrati e uccisi da raffiche rabbiose di vento a 190 km/h, caduti come birilli e quelli visti in TV, affastellati sulle Dolomiti, simili a migliaia di stuzzicadenti. Lutto ecologico profondissimo. Il lussureggiante mantello verde delle pendici è sconvolto e scorticato in tutta la penisola. Settemila oliveti sradicati in Puglia; fiumi e torrenti omicidi, straripati in Liguria, in Sicilia, Sardegna, in Calabria. Acqua altissima a Venezia.

Il bollettino delle vittime è agghiacciante. Due persone muoiono in provincia di Frosinone, uccise paradossalmente proprio al cadere degli alberi. Stessa dinamica a Terracina. Un ventunenne casertano perde la vita schiacciato da un tronco nel quartiere Fuorigrotta a Napoli. E ancora ad Albissola, a Feltre, a San Martino di Bovia. Pauroso il bilancio di feriti ovunque. Tappeti di alberi massacrati su numerose strade molisane. Treni bloccati in Sardegna dopo l’urto con un fusto gigantesco sui binari.

Un simile evento dovrebbe lasciare il segno e far pensare e insegnare a potenti e prepotenti, l’inutilità delle parole vuote, e le drammaticità conseguenti anche al loro tradimento agli Accordi di Parigi del 2015 sul riscaldamento globale.  A smetterla, insomma, col vomitare veleni nel creato, non essendo più capace questo nostro buono e piccolo Mondo antico a reggere a ulteriori ferocie perpetrati all’armonia e alla ecologia planetaria.

Ora tocca a noi procurare altri alberi per il futuro affinché qualcuno, all’ombra delle chiome, possa immaginare la nobiltà dell’altro “qualcuno”, piantatore precedente. Ma esiste pure una Legge del 1992 secondo cui ogni Comune pianti un albero per ogni bimbo nato e registrato in anagrafe.

E, ricordando la magnifica Tavola Rotonda tenuta al Centro Studi “Perrazzelli” il 21 novembre dell’anno scorso, è ancora attuale e utile estrarne l’esortazione di Michele Tanno, Agronomo e Presidente dell’Arca Sannita, il quale proponeva il suo Progetto finalizzato alla creazione d’un “Giardino dei frutti dimenticati”. Un Parco capace di incoraggiare il recupero, la conservazione e la valorizzazione di antichi alberi da frutta, sacri al popolo di Guardialfiera: pesche epocali, prugne, ciliegie, albicocche, susine, pere, mele; le diversità del fico; il pergolato. Recuperare terreni incolti o spazi demaniali sui quali impiantare Il “Giardino dei frutti dimenticati” che potrà tramutarsi in attività didattica e di laboratorio per scolaresche, portatori di handicap e per gruppi amatoriali. Sarà un modello di sviluppo ecocompatibile di produzione a beneficio dell’intero territorio molisano, da diffondere in àmbiti sempre più estesi. “Piantare – esorta ancora il dott. Tanno – ripiantare sempre alberi. E, qui, sulle sponde del Biferno, alberi da frutta che profumano sempre di belle stagioni“.

vincenzo di sabato
(ph Irena La China)