Criminologia clinica e investigazione criminale, dal fenomeno Thanatos all’autopsia psicologica nel suicidio

di Daniele Acquasana *

La morte di un individuo, può essere imputata a varie cause: omicidio, suicidio, incidente. Dall’analisi del cadavere, si è in grado di trarre informazioni abbastanza precise sull’epoca e sulla causa della morte, oltre la distinzione tra lesioni vitali e quelle post-mortali, anche a distanza di molto tempo dall’inizio della morte clinica. La Tanatologia, studia i fenomeni che riguardano la morte e le modificazioni di un cadavere. Il fenomeno della tanatologia primaria è proprio della morte e si rappresenta con l’arresto della funzione vitali. Il fenomeno della tanatologia secondaria ossia l’accertamento necroscopico. Oltre all’autopsia medico-legale per quanto riguarda la determinazione della morte di un individuo è importante ricostruire il profilo psicologico della vittima attraverso una serie di “investigazioni retrospettive” post-mortem per comprendere le circostanze, lo stato d’animo, lo stato mentale, i comportamenti e le motivazioni della vittima prima del decesso. L’autopsia psicologia in definitiva è un ottimo strumento per delineare il profilo psicologico della vittima.

L’autopsia psicologica è più comunemente utilizzata nei casi di suicidio. Il suicidio è un azione personale  che un individuo può compiere. L’uomo nel corso del tempo ha scoperto che oltre a poter uccidere persone ed animali, può uccidere se stesso.

I fattori considerati a rischio nel commettere un suicidio sono: ètà minore di 25 anni e maggiore di 65, scarsi o inesistenti rapporti sociali, lavorativi, l’istinto suicida e maggiormente frequente negli uomini, l’isolamento e l’uso di sostanze stupefacenti o alcool, scaturisce circa il 25% di tentativi di avviso pre-suicida. Le esperienze infantili traumatiche inclusi gli abusi fisici e sessuali, aumentano il rischio di tentativo di suicidio, forse a causa del fatto che la depressione è comune tra le persone che hanno subito tali esperienze. Solo una minoranza delle persone che pensano al suicidio si toglie effettivamente la vita.

Le motivazioni del suicidio, posso essere il desiderio di sfuggire al dolore fisico o mentale, la fantasia di vivere eternamente con la persona amata, suicidio per rabbia, odio, vendetta. Oppure per vergogna o espiazione della colpa, per manipolazione o desiderio di fare una dichiarazione o comunicazione importante, il disturbo mentale.

Gli Indicatori di una condotta suicidaria posso essere ricomprese nella significativa perdita o aumento di appetito e di peso, nella variazione delle abitudini del sonno, stati eccessivi di agitazione comportamentale o rallentamento motorio, perdita di interesse nelle attività usuali, nei rapporti con gli altri, nel sesso, perdita di energia o stanchezza, ridotta capacità di pensare o concentrarsi, sentimenti di auto- svalutazione o di colpa eccessivi, L’isolamento dalla famiglia e dagli amici, il cambiamenti drastici di umore, improvviso cambiamento nel comportamento, discorsi sul suicidio, ossessione della morte, ascolto di musica malinconica, pianificazione del suicidio e accesso a mezzi letali (acquisto o detenzione di un’arma).

Come avviene l’autopsia psicologica? Potremmo dire che il protocollo di autopsia psicologica avviene attraverso le informazioni che è possibile raccogliere dalle persone più vicine possibili alla vittima defunta: familiari, amici, fidanzata/o, moglie, marito, datore e colleghi di lavoro, vicini di casa, ex compagni di scuola, sacerdote, medico di famiglia, etc. A volte si può presentare l’occasione di intervistare anche dei testimoni oculari che hanno assistito in diretta alla morte o hanno ritrovato il cadavere. Un aspetto importante è sicuramente trascorrere del tempo nell’ambiente e tra oggetti della vittima, spostarsi come la vittima era solita fare, ricreare le ultime 24 ore della vita del defunto. Le interviste ai familiari dovrebbero essere eseguite non prima di 3 mesi dalla morte della vittima, comunque entro un anno, in modo che i dati ottenuti non siano falsati da processi mnemonici distorti.


Assistente sociale con Master in Mediazione penale minorile. Attualmente lavora presso il Uepe di Pescara – Ufficio di esecuzione penale esterna. Vice presidente del Rea di Pescara