Al mio compagno disabile conficcarono l’ago del compasso nella mano. Brumotti racconta

Vittorio Brumotti racconta il bullismo visto e subito da bambino. E la sua determinazione nel denunciare il male ad alta voce in difesa dei più deboli

vittorio brumotti

“Accanto a me ho sempre avuto un amico disabile, un compagno che ha percorso insieme a me tutti gli anni della scuola dell’obbligo, sin dal primo dell’asilo. Io ero un bambino particolare, non amavo essere uguale agli altri, seguito e supportato da due genitori giovanissimi e preso dalla passione sfrenata per la bici da trial. Sono sempre stato me stesso, anche quando potevo apparire strano. Come quella volta che in classe feci un cinema incredibile contro un gruppetto di bulli…”.

Vittorio Brumotti, ligure, noto inviato di Striscia la notizia, campione mondiale di bike, ha raccontato a Silvia Toffanin durante il programma Verissimo la sua infanzia e il suo percorso di crescita. Era un bambino decisamente originale, ha spiegato. Per certi aspetti era più maturo e responsabile rispetto ai suoi coetanei, per altri più libero di agire. Ma sempre guidato dal valore della verità che i suoi gli hanno inculcato. E della difesa di chi è più debole.

Non parliamo di secoli addietro, ma solo di una trentina d’anni fa, visto che Brumotti ha 40 anni. Eppure quanto ha raccontato l’altro pomeriggio in tv non si può sentire. “Alcuni miei compagni decisero di testare la reazione di un bambino disabile e conficcarono nella mano di questo bambino la punta del compasso… La mia reazione fu incontenibile. Fu la mia prima denuncia ad alta voce, urlata. E da allora ho continuato a farlo, a denunciare. Sono rimasto uno che reagisce sempre alla stupidità della gente. Al male gratuito soprattutto su persone indifese”.

Oggi Vittorio “A bombazza!” continua a muoversi contro le ingiustizie, contro le azioni criminose della malavita organizzata. Denuncia, racconta. E continua a prendere botte e minacce. E lo fa con la serenità di chi si è sempre mosso in quella direzione. Di chi dalla parte della vittima c’è stato e sa a che punto può arrivare la mente e la mano dell’uomo deviato.

“Siccome non ero allineato ai modi di essere dei più, anche io spesso venivo colpito da atti di bullismo – ha raccontato – Me ne hanno fatte di ogni. Una volta mi bloccarono lo zaino nella porta mentre scendevo dal bus, che ripartì con me appeso all’esterno. Poi qualcuno avvisò l’autista che fermò il mezzo… Ma io non ho mai reagito, ho sempre fatto una risata e sono andato avanti per la mia strada. Sarò matto, ma sono così”.

Un atteggiamento positivo e determinato il suo. Che lo ha portato a diventare oggi un personaggio pubblico dei più amati soprattutto dai giovani. Un esempio di coerenza, di inconsapevole coraggio e di grande umanità.