La scena del crimine tra fantasia e realtà quotidiana

scena crimine

Non si discute: la criminologia è da sempre una materia interessante sia per chi la deve conoscere a fini lavorativi, sia per chi semplicemente ne è appassionato. E negli ultimi anni sta diventando sempre più terreno di talk in televisione, forse anche troppo. Al punto che alcuni processi giunti a termine sono considerati non completamente avulsi dall’influenza dell’eccessivo peso mediatico.

Ma la criminologia è una scienza. Si studia in appositi percorsi didattico scientifici, nell’ambito di precise discipline. Molti operatori del sociale scelgono di approfondire questo mondo per arricchire le propri competenze da spendere nella propria professione. E’ il caso di Daniele Acquasana, assistente sociale presso l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Pescara, vice presidente dell’Istituto di Criminologia Rea di Pescara.

Con lui parliamo della fatidica scena del crimine, oggetto di studi approfonditi e complessi perché rivelatoria di quanto in essa può essere accaduto.

Innanzitutto dobbiamo capire che cosa è la scena del crimine e in quali casi, ossia davanti a quali reati, viene definita tale.

E’ Il luogo in cui è avvenuto un crimine, un evento delittuoso. Il luogo o i luoghi in cui è avvenuto anche un furto, un’aggressione, un omicidio. In caso di omicidio la scena del crimine è ad esempio il corpo stesso della vittima. Quando viene compiuto un crimine si viene a creare una scena criminis che necessita di un attento esame ed un’adeguata interpretazione per poter risalire alla dinamica ed all’autore del delitto. Tale attività viene svolta da professionisti del settore, e si basa sul repertamento di tutti gli elementi fisici e sull’osservazione dei fattori contestuali, oltre che sul reperimento di informazioni da eventuali testimoni presenti.

La scena del delitto riguarda l’attività della criminalistica, l’insieme delle tecnologie che vengono utilizzate per l’investigazione criminale. Si basa sul metodo scientifico per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. La Criminalistica è dunque la scienza e la professione che si occupa del riconoscimento, della raccolta, dell’identificazione, dell’analisi e dell’interpretazione di prove fisiche. Serve per la qualificazione del reato, l’identificazione del reo o della vittima, la caratterizzazione delle circostanze, l’identificazione delle impronte digitali, le indagini su impronte latenti,…

Esiste un protocollo, una prassi consolidata nello studio della scena del delitto?

Sulla scena ci si pone una serie di domande. La prima è: dove e cosa è successo? Si può rispondere documentando ogni prova, raccogliendo tutte le informazioni e le tracce lasciate dal colpevole. Chi è la vittima, perché è stata uccisa, con cosa, quale legame c’è tra vittima e assassino… Perché un legame tra criminale e vittima esiste quasi sempre. Ed è proprio da questa constatazione che inizia il lavoro del professionista, oltre a quello della scientifica. Si analizza quindi il modo con cui è avvenuta l’uccisione, com’è morta la vittima, un eventuale modus operandi che faccia da firma per il criminale.

Tutto questo si può capire dalla scena del delitto?

Certo, si tende a capire tutto questo. Per esempio molto emerge da subito valutando se la scena del crimine è organizzata oppure disorganizzata. Se è organizzata l’aggressione è stata pianificata e riflette un controllo completo sia nell’utilizzo delle armi e sia nelle tracce. Quando è disorganizzata vuol dire che c’è stata un’aggressione improvvisata, non pianificata: la scena si presenta caotica e disordinata, armi e tracce/prove sono spesso presenti e il cadavere è stato lasciato sul luogo dell’omicidio. Ci sono poi i casi di staging, ossia di alterazione di proposito della scena del crimine prima dell’arrivo della polizia.

Per arrivare a tutte le risposte serve naturalmente il sopralluogo. Quali sono, se sono standardizzate, le regole da rispettare per non lasciare buchi in un percorso d’inchiesta?

Di ogni sopralluogo che si rispetti vanno individuati diversi step preliminari: messa in sicurezza, isolamento e delimitazione della scena del crimine. Bisogna cioè congelare la scena del crimine cinturando la zona per impedire l’accesso agli estranei, è fondamentale inquinare il meno possibile. Ci sono poi la pianificazione del sopralluogo in base del tipo del delitto, quindi l’ispezione e la descrizione della scena  del crimine, eseguite tramite osservazione di tipo analitico e con un ordine topografico e trascritte mediante la compilazione del processo verbale di sopralluogo. La scena si classifica in primaria, secondaria, investigativa. Può essere all’aperto o al chiuso e anche qui scattano percorsi di studio ed approcci differenti ed appropriati. Insomma, qualunque sia il tipo di scena del crimine in esame è possibile trovare tracce dell’aggressore anche sul corpo della vittima, viceversa sull’aggressore possono essere rintracciate tracce della vittima. E il lavoro da effettuare è certosino.

Un lavoro affidato quindi alla precisione di chi lo conduce. Per questo pare sia cruciale per la risoluzione dei casi proprio il primo sopralluogo…

Certo. Quello che non si coglie nell’immediato spesso non si trova più. Ecco perché occorre essere puntigliosi nella raccolta delle tracce e delle informazioni. In un operato fatto bene la situazione dei luoghi verrà descritta in modo dettagliato con riprese foto-video oppure schizzi manuali della scena, dei dettagli. Occorrerà valutare eventuali ostacoli che hanno potuto variare l’assetto o la posizione dei reperti. Parliamo di fattori metereologici, ma anche di deterioramento di tracce da parte di parenti della vittima, curiosi, giornalisti, operatori sanitari intervenuti. Sempre che non si notino tracce di depistaggio da parte dell’autore del crimine.

La scena del delitto parla, così come parla il cadavere. E la spiegazione del crimine ha bisogno di tutti questi elementi per arrivare all’interpretazione del comportamento criminale e con esso alla risoluzione del caso. La superficialità in questa fase ha spesso compromesso la riuscita di tutto il lavoro investigativo, lasciando molti crimini senza responsabili.