Anche nei locali molisani, in questi anni, approda un nuovo genere musicale, la Black Music, direttamente dall’America. Si tratta di un macro genere musicale che comprende vari generi tra cui: Blues, Jazz, Swing, Rhythm and blues, Rock and roll, Funk e Afro. Luca Rozzi è uno dei DJ che da giovanissimo, negli anni ’90, contribuisce a diffondere la Black Music nei locali del Capoluogo. Abbiamo modo di parlare con Luca che ci racconta, con un po’ di nostalgia, gli anni in cui inizia a suonare, fino ad oggi.
Allora Luca, partiamo dal principio: come mai fai il dj?
In realtà, si parla degli anni ottanta, io ero un appassionato di impianti audio, di altoparlanti e di tutto ciò che ha a che fare con questo mondo. Nel tempo libero mi dedicavo a costruire queste apparecchiature. A metà degli anni ’80, a Campobasso, era nella moda dell’epoca fare feste nei garage e avendo l’impianto i miei amici, ma anche altri coetanei, iniziarono a farmi suonare. E da qui iniziò la mia “carriera”.
Negli anni ’90 hai continuato?
Si, negli anni ’90 iniziò un periodo d’oro per la movida campobassana dell’epoca. C’era lo Sloppy’s in cui iniziai a suonare con una certa frequenza. Era il periodo della musica newyorkese, la cosiddetta musica House, e insieme ad altri miei amici dj, Andrea Palazzo, Antonio Martino e Andrea Rizzi, iniziammo a portare a Campobasso questo genere musicale. Dal ’91 in poi iniziai a suonare nei prive; l’ambiente era poco affollato, ci si recava in questi locali per sentire e ballare non la musica ma “quella musica”; diciamo che era un modo per “contrastare” l’avanzata della musica commerciale. Devo dire che i locali e le discoteche di Campobasso erano il luogo che riunivano non solo il Molise, ma anche le province di Foggia e di Benevento.
E oggi che risposta dà il Molise alla tua musica?
Io sono abituato a suonare con i vinili e con il giradischi, tutto qui. Non cambio le mie abitudini. Suono Black Music, da sempre. Devo dire, con grande stupore, che riesco a far divertire i ragazzi durante le serate. È un’impressione positiva e inaspettata. Molti dj giovani mi chiedono i nomi dei dischi o consigli in generale, nonostante non suonino in modo esclusivo la Black Music.
La prima esperienza che ti viene in mente e che ricordi con piacere.
Difficile fare una cernita, ma partiamo a ritroso dai. Nel 2016 sono nati i Primitive Groove, collettivo di sei dj uniti dalla passione per la Black Music, il nome deriva da un vecchio disco degli anni ’70. Oltre a me c’erano Marco Di Claudio, Dj Koba, Kalibro 70, Flavio Liguori e Dj Uptown. Quella dei Primitive Groove è stata un’esperienza durata solo un anno per gli impegni che tutti noi avevamo e che ha visto il suo esordio il 9 Luglio 2016 alle 4 Via Nove con Afro Funky Disco Party. Il mese dopo suonammo anche al Baloma Bikers a Cercemaggiore. L’idea di questo collettivo aveva come scopo quella di uscire fuori dallo schema del Dj solitario e individualista, puntando ad una collaborazione e ad un mix di generi dove ognuno metteva il suo.
Attualmente suoni ancora?
Si, certo. Faccio l’artigiano come mestiere, però faccio ancora alcune serate. Assieme a Marco Di Giacomo (dj Uptown) abbiamo dato vita ad un duo, MIB (Mood in Black) in cui suoniamo sempre Black Music. Non facciamo serate di frequente poiché a Campobasso e dintorni molto pochi sono i posti che richiedono questa musica; sono il primo a non volersi esibire nei bar, per esempio. Non li sento luoghi miei, non mi vedo a suonare in questi posti. Quello che manca è il coinvolgimento, una sorte di “reazione a catena”.
Noi del Colibrì ringraziamo Luca Rozzi per l’intervista e invitiamo i nostri lettori a tenersi aggiornati sugli eventi sulla pagina facebook MIB Mood in Black.



















