Riccia. Il “fagiolo della Paolina”, una delle eccellenze del Molise

Il fagiolo bianco di Riccia, conosciuto come “fagiolo della Paolina“, è un ecotipo autoctono di questo paese coltivato soprattutto nella contrada montana della Paolina. Il legume negli ultimi anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti. E’ inserito tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani (PAT). Questi sono sono dei prodotti inclusi in un apposito elenco, istituito dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con la collaborazione delle Regioni. L’aggiornamento e la pubblicazione annuale dell’elenco sono a cura del Ministero che ha anche il compito di promuoverne la conoscenza a livello nazionale e all’estero.

Nel 2019 in Italia sono presenti circa 5.128 prodotti PAT. Nel Molise sono 159. Nel 2011, il fagiolo, fu tra i venti ingredienti, uno per regione d’Italia, scelti per preparare un primo piatto dedicato all’Unità d’Italia, una zuppa vincitrice della XII edizione de “I primi d’Italia”, il Festival dedicato ai piatti nazionali che ogni anno va in scena a Foligno. E’ di qualche giorno fa la trasmissione che l’emittente Telemolise ha dedicato al fagiolo in una puntata de “Il Molisano” condotto dal giornalista Tonino Danese.

Sembra proprio che il fagiolo sia molto corteggiato e molto richiesto. Lo storico locale Tonino Santoriello, intervistato nel programma, ha ricordato che fu tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento che la produzione e il consumo di fagioli si attestò ampiamente tra la popolazione riccese. L’aumento del consumo fu senz’altro influenzato dalle carestie del secolo XVIII e parallelamente dall’aumento demografico di cui beneficiò buona parte del Regno di Napoli, Riccia compresa. La messa a cultura di nuove terre, cambiò i rapporti di forza che fino ad allora c’erano stati tra allevatori, legati alla pastorizia transumante, e agricoltori, con l’affermazione di questi ultimi. Negli anni successivi il fagiolo ha continuato a conquistare posizioni sulle tavole dei riccesi, anche a discapito di altri legumi, e in modo naturale si è selezionata la qualità di fagiolo bianco che oggi è molto richiesta anche fuori dal paese. Non sono molto i produttori in zona, per fortuna alcuni sono giovani, come Nicola Di Iorio, che hanno ripreso la coltivazione in maniera intensiva non dimenticando gli insegnamenti dei loro nonni. Si deve a quest’ultimi una rilancio della commercializzazione, per far fronte ad una richiesta che arriva perfino da fuori il Molise.

Del resto il fagiolo ha smesso da tempo di essere considerato il cibo dei poveri, ed è diventato un cibo per l’anima e come tale è stato celebrato negli anni Venti del Novecento dal poeta dialettale riccese Michele Cima, nella poesia “A certe chiante de fasciole e sciure”, inserita nel volume “Spine e sciure”.