Enzo Nocera e il macinapepe. Una favola che non finisce

Enzo Nocera morte

Campobasso. Ieri si è spento Enzo Nocera, colonna dell’editoria molisana con le sue Edizioni Enne e punto di riferimento per la cultura locale. Oltre che persona buona, animo gentile infinitamente innamorato della sua terra. Alla continua ricerca di sapere da scrutare e da raccontare, è stato promotore di pubblicazioni che costituiscono i manuali di orientamento di questa regione, colmando interi scaffali di sapere. Primo tra tutti l’Almanacco del Molise, il diario di bordo di una comunità diventato negli anni una prestigiosa collana storico culturale.

Caparbio nella ricerca di risorse da trasformare in patrimonio culturale, inesauribile fonte di appunti e raccolte, Enzo Nocera è uno dei più solidi punti di riferimento per chiunque si avvicini allo studio della storia e dei costumi. Lo è stato anche per me quando 25 anni fa mi affacciai allo studio demologico ed antropologico di questa piccola comunità.

Per un periodo ebbi anche l’onore di lavorare insieme a lui: mi chiamò per la realizzazione di una guida sulle tradizioni del Molise. Esperienza particolare ed estremamente formativa la mia. Ricordo che la sede delle Edizioni Enne in quel periodo si trovava a Ferrazzano, zona Nuova Comunità. Che la mia scrivania era separata dalla sua da un piccolo corridoio che non so quante volte percorrevo ogni giorno. Perché mi chiamava di continuo: ogni tanto gli veniva in mente un altro particolare da considerare, un altro contatto da cercare, un’altra via da percorrere per la raccolta delle informazioni, qualcosa da cambiare. La sua mente era un vulcano in continua eruzione: le idee, le citazioni, i testi si susseguivano a raffica. Era questa la sua forza. Insieme alla sua umiltà, che lo rendeva ancora più grande.

Se lo incontravi per strada, in cammino a testa bassa con il suo borsello lungo il fianco, da subito sembrava non riconoscerti. Ma non era così: è che prima di mettere a fuoco e salutare cordialmente la persona che aveva di fronte doveva distogliersi dai suoi pensieri e superare una forma di timidezza, mista a riservatezza, che secondo me gli apparteneva.

Ricordo con grande simpatia la sua mania del macinapepe. Durante la stesura del testo mi capitò di fermarmi qualche volta a pranzo con lui, che si appoggiava ad un ristorante lì vicino. Sul suo tavolino, già apparecchiato, c’era già il ménage con tanto di macinapepe a manovella. Era il suo macinapepe, base a cubo in legno massello, di quelli antichi che come nessun’altro riduceva la pregiata spezia in minuscole particelle. Il suo compagno speciale per l’ora del pranzo.

Chi gli era più vicino sentirà la sua mancanza come uomo, come persona. Ma il popolo molisano non lo perderà mai: saranno le sue opere, i suoi scritti, le sue ricerche a renderlo eterno. Un privilegio che a pochi spetta. Ciao Enzo! Siamo stati fortunati ad averti tra noi.