Coronavirus e salute psicologica. Riemergere dall’emergenza

    Il Molise sta vivendo una emergenza mai conosciuta prima. La pandemia ci ha colpiti, improvvisa e implacabile, costringendoci a rivedere l’assetto delle nostre vite. Durante questo lungo anno abbiamo vissuto una condizione di sospensione, in cui il passare del tempo ha solo aggravato la fatica di resistere. Una sofferenza asfittica talvolta intangibile, rimasta latente e logorante. Inespressa, a tratti accantonata. Oggi facciamo i conti con le incurie del passato che gravano su una situazione già estremamente compromessa alle basi. Assistiamo inermi al precipitare degli eventi. Increduli e spesso rassegnati, in un momento storico di autentico declino che non ha risparmiato nessuna realtà: da quella economica e a quella ambientale. Da quella sanitaria a quella sociale.

    A fronte di questo panorama, la parola “crisi” sembra perdere la duplicità del suo significato, articolato nell’accezione di “rottura di un equilibrio” ma anche di “crisi” intesa come cambiamento, scelta (dal greco antico krino: giudicare, discernere). La crisi, come il trauma, ci pone di fronte ad una frattura, una lacerazione, una spaccatura, e dunque, alla perdita di una condizione preesistente. Ma una ferita può diventare feritoia, cioè apertura, attraverso cui portare lo sguardo su qualcosa di nuovo, inedito, migliore. Una opportunità. L’etimologia del termine “trauma” rimanda al concetto di sofferenza. Parola mutuata dalla medicina che, in una più ampia accezione semantica, include quella di “sofferenza psichica”. Un trauma è tale quando, in maniera del tutto inaspettata, un individuo viene investito da un evento esterno, percepito come troppo gravoso da fronteggiare con le proprie forze. La pandemia ha in sé una evidente dimensione traumatica, che rientra in quello che lo psicoanalista Glen Gabbard definisce: “il crollo del modo consolidato di vivere, di credenze sulla prevedibilità del mondo“.

    La mente è invasa da uno stimolo molto più intenso di quanto possa sopportare o gestire. Il contesto epidemiologico è, per sua natura, caratterizzato da parametri estremamente mutevoli, imprevedibili ed in rapida trasformazione, che mettono a rischio non solo la salute delle persone contagiate, ma danneggiano anche il benessere psicofisico della intera popolazione. Una pandemia virale ha confini indefiniti e labili. Un pericolo evanescente e ineffabile che sta mettendo a dura prova la tenuta psicologica della comunità. Il timore del contagio e le misure di isolamento caratterizzano una situazione sino ad ora sconosciuta nella sua drammaticità. I lutti improvvisi, le separazioni o le vicinanze forzate, la solitudine, la paura del futuro, hanno strutturato una parallela, e altrettanto pericolosa, emergenza: quella psicologica. Prevalgono il senso di impotenza e la rabbia. Frustrazione. Scoppi d’ira, difficoltà di attenzione. Tristezza. Il costante stato di tensione emotiva porta a cercare strategie di sopravvivenza che rischiano di diventare poco adattive, se non distruttive, nel lungo termine. I vissuti tipici dell’isolamento sono la comparsa di silenzi, atteggiamenti di chiusura, evitamento. Il nemico più temibile è proprio il silenzio che, come aveva intuito Ferenczi, ha una mortifera capacità di rendere l’evento sempre reale ed “eternamente presente”. “Una terra senza tempo”.

    Il dolore può trovare espressione anche attraverso il corpo che diventa il veicolo della sofferenza psichica commutata in cefalee, dolori articolari, dermatiti, disturbi del sonno, alterazioni del comportamento alimentare. Va precisato che, in emergenza, gli individui colpiti non sono pazienti, non sono inquadrabili come “patologici”, ma persone sottoposte a pesanti condizionamenti. La vasta gamma di reazioni esprime le normali risposte all’esposizione di eventi estremamente minacciosi. A fronte di tante pericolose evidenze, il supporto psicologico in emergenza appare prioritario tanto quanto garantire l’incolumità fisica della popolazione. A un anno dall’inizio della pandemia diventa addirittura doveroso. Una forma di responsabilità, attenzione e sensibilità. A questo punto, improcrastinabile. Contesti così delicati e particolari necessitano di competenze specifiche, maturata esperienza, che si declinano in una molteplicità di interventi psicosociali di cui la Psicologia dell’Emergenza assurge a paradigma “occupandosi di situazioni critiche, fortemente stressanti, che mettono a repentaglio le ordinarie capacità di coping dell’individuo e delle comunità (…)per comprendere e sostenere le menti individuali e collettive che fronteggiano eventi potenzialmente distruttivi, prima, durante e dopo il loro manifestarsi“.

    Nella nostra regione è presente un gruppo di psicologi che costituiscono la SIPEm SoS Molise. Sezione regionale della Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza Social Support Federazione, un’organizzazione iscritta ai registri di Protezione Civile, senza scopo di lucro, che opera su tutto il territorio nazionale nelle micro e maxi emergenze. Siamo psicologi volontari, specificatamente formati nel supporto psicosociale, che lavorano in modo coeso e affiatato in situazioni spesso a limite. Un punto cardine degli psicologi della emergenza è proprio la forza del gruppo e la cooperazione. Il senso di appartenenza, il rispetto reciproco e l’esserci per l’altro, sono dei motori potentissimi. Come psicologi poniamo l’accento sul fatto che la comunità sia una risorsa importantissima per superare i momenti difficili, non dobbiamo smettere di credere che sia possibile lavorare insieme. Ancor prima che nella tecnica, noi ci siamo nella relazione. Già dal precedente lockdown, siamo a disposizione di tutti i cittadini, gli operatori sanitari, i soccorritori di Protezioni Civile e delle associazioni di volontariato, con tutto il supporto che siamo in grado di dare. Rivolgendo uno sguardo particolarmente attento ai pazienti ricoverati e le loro famiglie.

    Come SIPEm SoS Molise abbiamo attivato, su tutto il territorio regionale, un servizio di supporto psicologico gratuito, accessibile a tutta la popolazione senza distinzione alcuna. La SIPEm SoS Molise, al terzo comma del suo Statuto, sancisce l’opportunità di: “collaborare con Ministeri, Regioni, aziende sanitarie, Istituzioni pubbliche, per il perseguimento e la tutela della Salute Mentale“. Diventa importante, altresì, creare una stretta sinergia con l’ambito sanitario territoriale al fine di garantire una continuità di intervento, laddove insorgano fragilità psicologiche da non trascurare.

    Il Molise resiste, ora più che mai. Basta ricordare di non essere soli.