Mestieri e misteri. Sofia, donna croupier, si racconta

Nove anni dietro al tavolo verde da gioco mi hanno insegnato tanto della vita

DONNA CROUPIER

Professione: croupier. Sesso: curiosamente donna. Soddisfazione: non trascurabile, anche se l’ambiente è particolare. Sofia è una simpatica chiacchierona, aperta e affabile. Tutt’altra cosa è invece sul posto di lavoro, dove parla il minimo indispensabile, in modo autorevole e deciso. Di anni all’anagrafe ne ha 39. Al casinò invece ne registra 9, ma valgono il triplo.

Lavorare al casinò come croupier ti fa crescere in fretta, ti dà sicurezza e ti porta a capire la realtà che ti circonda molto più in fretta che in tanti altri ambienti – racconta – La mia esperienza quasi decennale mi ha portata a conoscere tanto della gente, delle singole persone che vengono al tavolo da gioco. Dove io tengo le redini, guido, ascolto e carpisco“.

Croupier è un termine francese: è colui che accetta le scommesse dei giocatori, controlla che tutto proceda secondo le norme e che paga le vincite. Vive del suo stipendio base in genere, ma quello che aumenta notevolmente il suo mensile sono le mance dei giocatori che lasciano in un fondo comune e che viene diviso in genere tra i vari croupier.

L’immagine del croupier è sempre stata un po’ misteriosa e allo stesso tempo affascinante – racconta Sofia sorridendo – Io lo so bene, ma non mi sento né strana né magica. E’ il ruolo che ci porta ad apparire in questo modo, almeno nella sala da gioco in cui lavoro io. Ho semplicemente sviluppato una capacità di ascolto e di relazione molto elevata per interagire con le persone e un’elevata abilità manuale“.

Come Sofia sempre più figure femminili sono comparse in ambienti di questo tipo, anche se negli ultimi decenni gli affascinanti casinò in Italia e nel mondo sono stati affiancati da sale on line che fanno giocare la gente seduta comodamente sul divano di casa. Al frac, insomma (come si legge su Voglia di vincere) si è sostituito un caldo pigiama. Un fenomeno che come tutto il resto rappresenta i cambiamenti della nostra società.

Dieci anni fa, al tavolo da gioco Sofia ci è arrivata tramite un’amica già inserita nell’ambiente come guardarobiera. Entrambe hanno vissuto la loro esperienza in quella sala per molti anni, condividendo un caffè ogni tanto e due chiacchiere di pausa. Una ha lasciato il lavoro qualche anno fa. Sofia da poco. “Con l’arrivo di mio figlio, tanto desiderato, ho scelto di dedicarmi a lui per l’intera giornata e di cambiare mestiere – racconta sorridente – Ho imparato molto della vita, lo ripeto sempre. Ma oltre la sala gioco c’è la vita reale, con tutte le sue meraviglie“.

Lei e la sua amica aspettano che passi questo periodo difficile legato al Covid-19 per realizzare un sogno comune: aprire una caffetteria. “In dieci anni abbiamo progettato e raccolto le risorse, ora siamo pronte per volare con una realtà tutta nostra“.